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2. dicembre 2020

Partecipanti SwissSkills: giovani che ardono per qualcosa!

Cosa contraddistingue i partecipanti SwissSkills? Il talento o il duro lavoro aumentano le possibilità di vincere una medaglia? Come si sviluppano dopo i campionati? Cosa motiva i giovani a partecipare agli SwissSkills? La Prof. Dr. Margrit Stamm conduce ricerche nel campo del talento e della qualità della formazione professionale. Nel suo ultimo studio, «Gli SwissSkills come trampolino di lancio», mette sotto la lente d’ingrandimento i migliori professionisti svizzeri.

Signora Stamm, come descriverebbe i partecipanti SwissSkills? Cosa li differenzia dagli altri giovani?

Si tratta di giovani che hanno un interesse particolarmente spiccato per la loro professione, che vogliono andare avanti e che hanno una buona fiducia in sé stessi. Anche le competenze interdisciplinari sono molto importanti! Spesso si sottovaluta la sfida che rappresenta affrontare una competizione di tre giorni! Molti partecipanti affermano quindi che gli SwissSkills li hanno formati in particolare nelle seguenti competenze interdisciplinari: gestione dello stress, resistenza, tolleranza della frustrazione, persistenza e gestione del tempo.

Una preparazione maggiore aumenta le possibilità di vincere una medaglia, secondo il suo studio. Si tratta della dimostrazione del detto secondo cui «la pratica rende perfetti»?

La ricerca degli esperti dimostra che la pratica gioca un ruolo importante. Tuttavia affermare che «la pratica rende perfetti» è fuorviante. Molte persone pensano alla pratica svolta nei giorni di scuola, come ad esempio imparare a memoria una serie di numeri o una poesia. La maggior parte di noi sa che questo non ci porta molto lontano. Una pratica simile è troppo banale e noiosa. Ciò che la ricerca degli esperti dimostra, piuttosto, è che esercitarsi ad alti livelli, con un mentore, promette successo. Fondamentale è che il compito sia sufficientemente difficile da metterci alla prova e motivarci. Presumo che proprio questo tipo di pratica di alto livello abbia avuto luogo anche tra i vincitori di medaglie degli SwissSkills.

I partecipanti SwissSkills hanno investito molto tempo nella preparazione, cosa che talvolta è associata a grandi privazioni, ad esempio in ambito sociale. Cosa ci dice questo sui giovani?  

I «giovani» nel senso stretto del termine non esistono, perché abbiamo a che fare con molti gruppi diversi tra loro. I partecipanti SwissSkills sono sicuramente un gruppo molto speciale. Sono giovani che ardono per qualcosa. Questo ci dimostra che possiamo credere nei giovani e contraddice l’idea che tutti i giovani siano dei calcolatori e si interessino sempre e soltanto a ferie e salari. Anche se questo tipo di giovani esiste sicuramente.

Tra i vincitori di medaglie degli SwissSkills ci sono persone che hanno concluso le scuole dell’obbligo con una nota che va da mediocre a pessima. Allo stesso tempo, molte di loro avevano note sufficientemente buone per poter frequentare il liceo. Possiamo concludere che le note non significano nulla?

Non sono del parere che le note non valgano niente. È logico che abbiamo un sistema scolastico con un meccanismo di selezione e che le note giochino un ruolo importante in questo. Ma grazie alla ricerca, sappiamo anche che le note sono spesso distorte. Il mio messaggio è quindi: non dobbiamo fare affidamento SOLTANTO sulle note scolastiche, perché altrimenti le persone si riducono a questo. Personalmente sostengo che i giovani dovrebbero essere valutati in modo più ampio.  Un esempio di ciò è il fatto che durante un assessment chiediamo ai giovani cosa fanno al di fuori della scuola, cosa li affascina e in cosa sono impegnati. Anche le competenze interdisciplinari di cui ho parlato prima sono molto importanti.

Ne deriva un’altra importante scoperta: continua a regnare sovrana l’idea che ci siano ancora troppe poche persone valide per la formazione professionale perché tutti i giovani di talento frequentano il liceo. Tuttavia, bisognerebbe togliersi per un momento i paraocchi. Se non si guardano soltanto le note, vi sono molti giovani con un grande potenziale – che deve essere sviluppato e promosso.

Le note dovrebbero determinare se un giovane deve frequentare liceo o meno?

Il 30% dei vincitori di medaglie degli SwissSkills aveva ottime note e avrebbe potuto frequentare il liceo. Questo dimostra che i giovani decidono consapevolmente di optare per un apprendistato professionale e di sviluppare in tal senso le loro competenze.    

L’equazione buone note = liceo è ancora molto diffusa. Tuttavia personalmente la trovo pericolosa. Bisogna sempre guardare da cosa nascono queste note e quali tendenze si nascondono dietro di loro. L’alunno o l’alunna portano a casa buone note perché trovano la materia davvero interessante? O sono i genitori ad aiutarli tutti i giorni?  

Quali sono gli effetti positivi di una partecipazione agli SwissSkills? 

I partecipanti riferiscono che gli SwissSkills li hanno aiutati soprattutto personalmente e che l’evento è stato per loro una grande soddisfazione. Oltre allo sviluppo umano, anche i passi mossi verso la propria carriera a un anno di distanza da SwissSkills sono sorprendenti: molti hanno vinto altri premi, hanno completato la formazione continua e ricevono un salario più alto.  

Ritengo importante che questi effetti positivi vengano trasmessi. Gli SwissSkills devono pertanto essere maggiormente integrati nella scelta professionale. I genitori, in particolare, possono vedere in questo modo che non esiste unicamente la via del liceo, imboccando la quale i loro figli otterranno un diploma universitario all’età di 25 anni. Ma che ci sono anche giovani che, a soli 23 anni, non solo sono già pienamente attivi nella vita professionale, ma hanno già raggiunto molto e hanno saputo formarsi ulteriormente!

Esiste un modo per garantire che questi effetti positivi siano da ricondurre agli SwissSkills e non soltanto al fatto che i partecipanti SwissSkills siano una selezione di giovani particolarmente motivati?

Questo non può essere determinato con certezza sulla base delle indagini. Ma per me non c’è dubbio che gli SwissSkills siano uno strumento ideale per solleticare i giovani e ottenere il meglio da loro! Uno strumento che non si affida a motivazioni estrinseche, come quando qualcuno dice loro: «bisogna fare questo o quell’altro per fare carriera», bensì uno strumento che risveglia la motivazione interiore.

Nel suo studio scrive che anche le aziende traggono vantaggio dalla partecipazione dei loro apprendisti agli SwissSkills. In che modo? 

I partecipanti SwissSkills restano fedeli alle aziende e al settore molto più a lungo. Inoltre, queste persone continuano a svilupparsi e professionalizzarsi, cosa che va anche a vantaggio dell’azienda.

In che modo i giovani professionisti di successo – in particolare i vincitori di medaglie degli SwissSkills – possono essere impiegati come esempi e modelli? 

La fase di ricerca professionale si sta spostando sempre più in là nel tempo. Gli ex partecipanti SwissSkills dovrebbero quindi essere già impiegati nelle scuole per ispirare gli studenti con la loro carriera. Se i giovani entrano in contatto con questi modelli troppo tardi, i percorsi saranno già stati tracciati. I genitori e i giovani che antepongono la via del liceo, difficilmente riusciranno a cambiare idea, anche se magari non è il posto giusto per il giovane.

Anche le aziende di tirocinio possono impiegare i partecipanti SwissSkills, ad esempio lasciando che questi giovani guidino un gruppo di apprendisti e fungano quindi da esempio.

Cosa motiva i giovani a partecipare agli SwissSkills? 

Il mio studio dimostra che non sono gli opuscoli patinati o altro materiale informativo a convincere i giovani. Sono le motivazioni intrinseche che spingono i giovani a iscriversi agli SwissSkills. In altre parole, agiscono sulla motivazione interiore. E vi sono differenze specifiche di genere: le ragazze vogliono soprattutto sperimentare lo spirito di squadra, mentre i ragazzi sono attratti dalla competizione.

Se le motivazioni intrinseche sono così importanti, cosa significa questo per SwissSkills e per le associazioni professionali? Possono fare comunque qualcosa per motivare i giovani a partecipare agli SwissSkills?

Significa che bisogna concentrarsi maggiormente sul contatto diretto. La motivazione intrinseca viene da uno scambio, ad esempio con il formatore professionale che dice a un giovane: «So che puoi farlo e voglio che ci provi».

Naturalmente è possibile raggiungere i giovani anche attraverso le persone che hanno un’influenza su di loro. Si tratta soprattutto dei genitori, ma anche dei formatori professionali e degli insegnanti. Se è difficile convincere i giovani con un opuscolo o con la posta di massa, è certamente possibile renderli consapevoli di un’offerta del genere attraverso i genitori.

Può fare una dichiarazione su come i giovani vengono a conoscenza degli SwissSkills?

Nell’ambito del nostro primo studio abbiamo scoperto che di solito i giovani vengono a conoscenza degli SwissSkills soltanto al termine del loro apprendistato. A mio avviso, troppo tardi! I giovani dovrebbero conoscere gli SwissSkills fin dall’inizio del processo della scelta professionale.

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